lunedì 18 dicembre 2017

SARDEGNA: LE IMPOSTE COMUNALI SCHIACCIANO LE IMPRESE ISOLANE. NEGOZI SASSARESI I PIÙ TARTASSATI

Sassari 18 dicembre  - La scena del Fiorino in "Non ci resta che piangere" è quanto mai azzeccata.
In media 9.467 euro all'anno per le tasse comunali e regionali. È quanto emerge dal rapporto sulla fiscalità locale curato dall' Osservatorio per le Piccole e Micro Imprese di Confartigianato Imprese Sardegna
centro storico sassari
Piazza Tola nel cuore del centro storico di Sassari (foto gs.)
(CIS), sulla base dei dati raccolti dall'Agenzia delle Entrate e dall' Istat.
Lo studio riguarda in particolare il trittico IMU, TASI e IRAP, cui si aggiungono le varie addizionali e che producono un gettito complessivo di 183,5 milioni di euro ogni anno.
La percentuale più alta, il 27% circa, è versata da negozi e botteghe, cioè quelle piccole attività commerciali che si cerca di rilanciare su tutto l territorio e soprattutto nei nuclei storici dei centri abitati.
Una politica che, come negli ultimi anni, ha visto un forte impegno a livello promozionale dell'amministrazione sassarese per scongiurare il moltiplicarsi delle serrande abbassate nelle principali vie del centro cittadino.

Purtroppo a pagare il conto più salato sono proprio artigiani e commercianti di Sassari. Una micro impresa tipo infatti, soggetta a IRPEF, composta da due lavoratori indipendenti e tre dipendenti, nonché proprietaria dell'immobile produttivo, versa nelle casse comunali 9.768 euro. Trecento in più rispetto alla media regionale e di poco superiore alla cifra versata dai colleghi cagliaritani (9.646 euro), con un costo in tasse per ogni dipendente di 1.893 euro. Un paradosso secondo la CIS che la creazione di lavoro aumenti anche la pressione fiscale.
Secondo Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, l'altro nodo spinoso riguarda la limitata deducibilità dell' IMU, ferma al 20%, che costituisce una sorta di "tassa sulla tassa".
Nonostante negli ultimi anni sia stato ridotto il peso delle imposte su alcuni grossi macchinari gli immobili sono ancora trattati alla stregua delle seconde case.

Una sorta di "gioco delle tre carte", ha concluso Matzutzi in cui il banco vince sempre.

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